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Malpensante Articolo 07-2012

Pisapia, vendere gli aeroporti senza aver affrontato il “cancro Linate“ è una follia

Marco Giovanniello – 8 marzo 2012

Pare che il Comune di Milano, pressato dalle esigenze di cassa, sia pronto a vendere un ulteriore 25% di SEA, la società che ha in concessione gli aeroporti di Malpensa e Linate e ha una partecipazione del 30% in quello di Orio.
Le polemiche politiche non mancano e la questione va analizzata sotto diversi punti di vista:
1. la modalità della vendita
2. il prezzo e il momento della vendita
3. F2i è il proprietario ideale di SEA?
4. che cosa cambierebbe nel sistema aeroportuale del nord Italia
5. le conseguenze sindacali
1. La modalità di vendita
Una prima tranche di azioni SEA, pari al 29,75% del capitale, è stata aggiudicata a metà dicembre al fondo F2i, unico a presentare un’ offerta all’ apposito bando di gara, con un rilancio di un solo euro oltre la base d’ asta di 385 milioni.
All’ epoca l’ operazione era stata presentata come esclusivamente finanziaria, con Il Comune di Milano che avrebbe conservato la maggioranza assoluta di SEA, affiancato da F2i, serio investitore di lungo periodo nelle infrastrutture. La vendita della seconda tranche darebbe invece a F2i la possibilità di prendere il controllo di SEA, senza che sia mai stata dichiarata l’ intenzione di privatizzare e senza un dibattito politico.
La procedura per la privatizzazione de facto di SEA è assolutamente inusuale nel nostro Paese e soprattutto nell’ ingessato mondo degli aeroporti. SEA stessa ha posseduto per decenni il 49,98% di SACBO, concessionaria dell’ aeroporto di Bergamo Orio al Serio, ma senza mai comandare. Un gruppo coeso di soci bergamaschi ha mantenuto sempre il controllo, nonostante il sottilissimo margine di maggioranza, nessuno ha mai pensato di cedere ai milanesi, che nel 2009 si sono rassegnati a scendere appena un filo sopra l’ altra soglia importante del 30%.
Il controllo assoluto di Aeroporti di Roma, cioè di Fiumicino e Ciampino, è difeso con le unghie e coi denti dalla famiglia Benetton, nonostante una situazione a leva molto rilevante. Che in qualche mese e un po’ di soppiatto passi di mano SEA, il secondo operatore aeroportuale italiano, è davvero fuori dalle nostre abitudini. E’ chiaro che Bruno Tabacci aveva concluso un gentlemen’s agreement con F2i e ha scelto di attuarlo rispettando tutti i crismi della legalità, ma nel modo più indolore, a Milano si dice pelà la gainna senza falla crià.
La gallina però strilla, la ex maggioranza di centrodestra grida alla svendita, la CGIL teme pesanti ricadute sui lavoratori.

2. Il prezzo e il momento della vendita
Al bando di gara di dicembre, a parte il folkloristico investitore indiano che sbagliò indirizzo e presentò la busta fuori tempo massimo, si presentò solo F2i, nessun altro ritenne che spendere 385 milioni per una quota di minoranza di SEA fosse un affare. Ora quella quota di minoranza può diventare di maggioranza, ma solo se l’ acquirente della nuova tranche sarà ancora F2i, che si trova a partire avvantaggiata nell’ eventuale nuova gara. Prendiamo un bel bicchiere d’ acqua e cerchiamo di deglutire.
La motivazione addotta da Tabacci, che le casse di Milano siano in stato disastroso e la vendita di SEA sia una scelta obbligata, invita ad una seconda sorsata. Non ho personalmente alcun modo di credere che le cose stiano veramente così, piuttosto che come afferma la ex maggioranza che faceva capo alla giunta Moratti per cui non è vero, è solo una scusa per svendere SEA.
Fatto sta che, mentre il Comune di Roma ha ottenuto quasi 10 miliardi dal Governo Monti per sanare a spese di tutti gli Italiani gli sprechi delle sue passate amministrazioni, mentre Fassino dichiara che non gli importa di violare il patto di stabilità a Torino, Milano sceglie di essere virtuosissima e vende i gioielli di famiglia, per comprare i nuovi vagoni della metropolitana, nonostante le centinaia di milioni che arriveranno dall’ accordo con le banche sui derivati.
SEA è una partecipazione, una ricchezza che genera ogni anno fior di dividendi, i vagoni della metropolitana saranno utilissimi, ma non pagheranno alcun dividendo alle casse del Comune di Milano nei prossimi anni. Si aliena una proprietà per spendere, per quanto nobile sia la motivazione della spesa. Tabacci è il buon padre di famiglia che vende un monolocale per cambiare l’ auto sua e quella dei figli, ma con quali soldi si acquisteranno i vagoni nel futuro?
La scelta del Comune di Milano è vendere l’ asset più facilmente liquidabile, che ha un compratore pronto e promette di comportarsi secondo le migliori regole. Osserviamo però che Milano liquida un investimento storico in una situazione pessima. Dopo l’ abbandono da parte di Alitalia nel 2008, Malpensa ha perso milioni di passeggeri in transito, ricavi e profitti. La valutazione di SEA ne risente pesantemente, il prezzo pagato da F2i per la prima tranche è buono misurato sulla situazione attuale, ma se Malpensa fosse ancora un hub SEA avrebbe ben altro valore. Milano ha fallito politicamente nel difendere Malpensa come asset e ne paga finanziariamente le conseguenze, dalla vendita ricava centinaia di milioni di euro in meno per i suoi cittadini, un conto che va presentato alle amministrazioni Albertini e Moratti.
Sarebbe molto meglio fare di tutto per riportare Malpensa al livello che merita e che potrebbe raggiungere facilmente, se solo si affrontasse politicamente il cancro di Linate. Milano può guadagnare molto di più da SEA se Pisapia ha il coraggio di presentarsi ai cittadini elettori a dire che, anche per irrinunciabile convenienza economica del Comune, per non essere costretti a svendere, Linate va limitato pesantemente come già si doveva fare nel ’98. Non è solo una questione di ottimizzazione del sistema aeroportuale milanese, è una questione di danee, i danee dei milanesi che amministrazioni pavide hanno gettato al vento.
Questa sì è svendita e va evitata. La questione di Linate che cannibalizza Malpensa non può essere ulteriormente elusa e il Comune di Milano ha il dovere di affrontarla prima di cedere il controllo di SEA.
Altro problema: con questa seconda tranche il Comune resterebbe proprietario di una quota di minoranza, svalutata. A questo punto che si venda tutto, facendosi pagare il premio di maggioranza e magari insieme alla Provincia, un po’ di euro farebbero bene anche a lei. Meglio agire con tutti i crismi.

3. F2i è il proprietario ideale di SEA?
Il Comune di Milano si è dimostrato dal 1998 un pessimo proprietario di SEA. Il Sindaco Albertini con grande miopia ha scelto il cavallo sbagliato, rifiutando una seria limitazione di Linate mentre ovunque in Europa aveva successo chi chiudeva il vecchio aeroporto al momento dell’ apertura del nuovo. Monaco soprattutto, Oslo, Stoccolma, persino Atene e ora Berlino dimostrano che Milano ha sbagliato, che Albertini ha sbagliato e che la Moratti non ha saputo fare meglio, cedendo alle istanze populiste in una città che aveva una tradizione di lungimiranza.
Il demerito va suddiviso con i pigri cittadini, che hanno rifiutato di fare un piccolo sacrificio per un grande risultato, è giusto che paghino, vendendo SEA a meno di quello che varrebbe.
F2i non può fare di peggio del Comune, anzi il non dover rendere conto all’ elettorato, esattamente come capita al Governo Monti, le permetterà di appoggiare un assetto ragionevole del sistema aeroportuale lombardo.
L’ Assessore regionale ai Trasporti Raffaele Cattaneo si è dichiarato dubbioso sulla privatizzazione di SEA e non ha tutti i torti. Persino negli USA gli aeroporti sono pubblici, il rischio è che il privato munga profitti senza investire adeguatamente, qualcosa che in Italia è già accaduto. Tuttavia il sistema aeroportuale lombardo ha ripercussioni che vanno ben oltre la vecchia cinta daziaria di Milano e forse anche oltre i confini regionali. Al posto del Comune e della Provincia di Milano, anch’ essa desiderosa di monetizzare la propria quota di SEA, sarebbe meglio la Regione come proprietaria, ma gli aeroporti esistono da prima della sua nascita e non ha certo i soldi per acquistare azioni ora.
E’ proprio perché Linate è un problema dei milanesi che il Comune non ha saputo affrontare la questione, azzoppando Malpensa che appartiene ad un’ altra sfera politica. In soldoni, il Comune di Milano è e resterebbe il proprietario sbagliato di Malpensa, ben venga la vendita.

4. Che cosa cambierebbe nel sistema aeroportuale del nord Italia?
F2i ha iniziato la propria carriera aeroportuale rilevando l’ aeroporto di Napoli dalla britannica BAA, ora rivolge le sue attenzioni all’ affollato sistema degli aeroporti del nord Italia, che si svenano per accaparrarsi i passeggeri anche a costo di fare troppe concessioni alle linee aeree. Lungi dal farsi una sana concorrenza, quella che vorremmo favorisse i consumatori, per cercare di mettere a frutto un numero troppo elevato di scali sottoutilizzati, gli aeroporti minori hanno preso la pessima abitudine di pagare le linee aeree che effettuano voli, anziché farsi pagare per i servizi forniti. Questo naturalmente è possibile solo perché la proprietà è di fatto pubblica e il costo del dumping ricade sul contribuente, che applaude un po’ inebetito dalla possibilità di volare spendendo meno che per andare in pizzeria. Ryanair, che l’ altro giorno ha annunciato di essere la prima linea aerea in Italia in termini di passeggeri trasportati, ringrazia per i contributi che riceve.
Come suggeriva il libro bianco commissionato da ENAC e come riafferma il Ministro dei Trasporti Passera, il sistema va razionalizzato, questa concorrenza perversa fra aeroporti va eliminata e F2i può essere la soluzione. Oltre a Milano vuole l’ aeroporto di Torino, ha rinunciato a quello di Genova che da buon ultimo si è rivolto a Ryanair per ottenere a pagamento voli che in condizioni di mercato normale non arriverebbero mai al Colombo, farebbe bingo se riuscisse a rilevare anche Orio e il problematico aeroporto bresciano di Montichiari, che può trovare un ruolo solo all’ interno di un sistema, magari anche Verona, pressata a est dalla SAVE che controlla gli aeroporti di Venezia, Treviso e probabilmente in futuro anche Trieste.
Abbandonando l’ idea da liberismo naif che la massima concorrenza fra gli aeroporti sia ottimale e osservando che nel nord Italia viene fatta da società parapubbliche con soldi pubblici e finalità prettamente politiche, F2i può essere la carta vincente, certo sarebbe meglio che esplicitasse i propri programmi.

5. Le conseguenze sindacali
La CGIL non vuole che SEA esca dal controllo pubblico, perché sa che un privato cederebbe immediatamente le attività in perdita dell’ handling. SEA Handling, negli anni d’ oro dell’ hub Alitalia che faceva tornare i conti, ha perso cifre immense, nell’ ordine di un milione di euro alla settimana, prima di essere ricondotta forzatamente verso l’ equilibrio, che ancora deve essere raggiunto, con una energica ristrutturazione che però in una società sotto controllo pubblico non può essere tanto energica quanto sarebbe necessario.
SEA Handling, che ha più dipendenti di SEA vera e propria, è forse il primo datore di lavoro della Lombardia e dunque offre un dividendo politico molto alto, per norma dell’ Unione Europea offre i propri servizi in concorrenza con operatori privati che, è inutile nasconderlo, pagano stipendi inferiori e impongono condizioni di lavoro meno favorevoli. Le compagnie aeree badano principalmente al prezzo e si è innescata una spirale che ha portato verso il basso i lavoratori dell’ handling e ha condotto a situazioni poco chiare anche dal punto di vista penale, come segnala la cronaca degli ultimi giorni.
Il punto di vista della CGIL ha il tipico difetto del sindacato italiano di voler mantenere buone condizioni per i lavoratori di serie A, in questo caso i dipendenti di SEA Handling, mettendo in secondo piano chi lavora per la concorrenza.
CGIL provi a fare fino in fondo il suo mestiere, facendo in modo che siano rispettati i diritti di tutti i lavoratori del settore. Ammetto che è facile per me scriverlo, altra cosa è il mondo reale, dove il rispetto delle regole non è così scontato.

Da LINKIESTA*

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