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Malpensante Articolo 18-2012

SEA ha bisogno di uno stratega, non di un referendum

Marco Giovanniello – 22 maggio 2012

«Milano ha bisogno di sviluppo, di nuova occupazione, di eliminare la disoccupazione, di investimenti, di risolvere problemi irrisolti e nascosti da troppo tempo.».
Così ha dichiarato il Sindaco di Milano Pisapia ieri, per giustificare la scelta di mettere in vendita la maggioranza di SEA, gestore di Malpensa e Linate. Parole apprezzabili, ma che in pratica cozzano con la decisione di vendere e ancor peggio con la probabile scelta di indire un referendum.
Gli aeroporti di Milano non sono un “bene” qualsiasi, che si può vendere senza conseguenze, ma un’ azienda, in particolare un’ azienda strategica per il futuro della città, della Lombardia e dell’ aviazione italiana e un’ azienda che, proprio come dice il Sindaco, ha bisogno di risolvere problemi nascosti e irrisolti da troppo tempo.
La SEA che Milano ha già in parte (s)venduto è un’ azienda che valeva il doppio e guadagnava molto più del doppio quando a Malpensa c’ era l’ hub Alitalia. È una proprietà che si potrebbe vendere a un prezzo doppio, incassando centinaia di milioni di euro in più, se si risolvesse il problema irrisolto e nascosto da troppo tempo sotto al tappeto che si chiama Linate.
L’ incompetenza e il cinismo dei Sindaci Albertini e Moratti hanno provocato un danno gigantesco a SEA, al Comune e alla Provincia di Milano proprietari, ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, alla Lombardia che è stata marginalizzata, proprio mentre cresce il bisogno di adattarsi alla globalizzazione. Hanno contribuito pesantemente allo sfacelo di Alitalia e all’ enorme costo che di conseguenza è stato scaricato sulle spalle dei contribuenti italiani.
Finché non si limita alla sola linea per Roma l’ aeroporto di Linate, come già era stato deciso con il Decreto Burlando nel 1998 e seguendo la prassi europea di chiudere i vecchi aeroporti all’ apertura dei nuovi, riconoscendo che solo Londra e Parigi hanno un traffico così grande da aver bisogno di due aeroporti non low cost, Malpensa resterà un aborto e Milano e la Lombardia resteranno mal collegate con il mondo, questo è il problema che il Sindaco di Milano deve risolvere, prima di vendere SEA.
Nel 2013 scadrà la Cassa Integrazione per i lavoratori di Malpensa, più di mille persone resteranno in strada. Da ottobre da Milano si volerà solo per tre destinazioni nelle Americhe: New York, Miami e San Paolo. Nessuna altra rotta è economicamente possibile, finché Linate leva passeggeri milanesi a Malpensa e impedisce che vi arrivino quelli in transito. La stessa Alitalia a Roma trova un sistema aeroportuale coerente, grande, ma povero, con poco brillante futuro.
È terribile che il Sindaco Pisapia, nella doppia veste di proprietario di SEA e di capo della città che dovrebbe essere la capitale economica del Paese, dica che bisogna risolvere problemi antichi, ma nei fatti li eviti e addirittura scarichi la propria irresolutezza sui cittadini, chiamandoli inutilmente ad un costoso referendum.
È terribile che i sindacati, tanto miopi e corporativi quanto quelli che hanno affossato vecchia Alitalia, scippino l’ attenzione ai problemi veri, cercando solo di mantenere lo status quo per cui chi lavora a SEA Handling viene pagato molto di più di chi lavora per la concorrenza e ovviamente SEA Handling perde milioni.
È terribile che si entri in società con un investitore, chiamandolo a sborsare 385 milioni per il 29,75% e pochi mesi dopo quasi si finga di non conoscerlo e si venda la maggioranza sul mercato, cosa che non stava certamente nei patti.
È terribile che la maggioranza di sinistra si preoccupi soltanto delle beghe sindacali e cerchi nel referendum un lavacro per far dimenticare il modo poco ortodosso con cui è stata venduta la prima tranche di azioni SEA.
È terribile che la minoranza di destra non si batta il petto per aver distrutto, sotto Albertini e Moratti, almeno un miliardo di valore con l’ ostinazione nel tenere aperto senza limiti Linate, scaricando le colpe su Alitalia e perdendo pure l’ ultima occasione di avere un hub, sfumata quando Lufthansa ha capito di essere stata presa in giro sulla chiusura del vecchio aeroporto.
È terribile che si faccia un referendum su una quisquilia, anziché responsabilizzare i cittadini facendo loro capire che Linate è comodo, ma mette Milano nel mondo in un posto di seconda categoria, fra le città che si raggiungono più scomodamente, facendo uno scalo e che le conseguenze sono non solo a carico della società aeroportuale, ma dell’ economia che va in negativo.
I milanesi capiscono che non c’ è futuro se non ci si dà da fare per avere collegamenti col mondo diretti, di Serie A? Che altrimenti prima o poi le sfilate di moda si faranno solo a Parigi ed emigrerà anche il Salone del Mobile? Che dal resto del mondo si prefeirà fare affari in una delle tante città europee più comodamente raggiungibili?
Come dice bene l’ Assessore regionale ai Trasporti Raffaele Cattaneo, una volta si facevano le guerre per avere lo sbocco al mare, per essere sulle rotte commerciali internazionali e ora l’ equivalente dello sbocco al mare è avere un buon aeroporto intercontinentale. Venti minuti in più per arrivarci sono un costo irrisorio rispetto ad una guerra.
Milano ha bisogno di un capo che eserciti la leadership, che prenda le decisioni necessarie anche se impopolari, non di qualcuno che evita il problema principale, si preoccupa solo della reazione di un’ estrema sinistra sindacale peggio che miope e non vuole decidere e prendersi le sue responsabilità, scaricandole su un referendum che sarebbe più furbetto che democratico.
Infine il problema non ha dimensione comunale e nemmeno regionale, è un problema nazionale, il futuro degli aeroporti di Milano è strategico per l’ aviazione e per la crescita del Paese e non dev’ essere deciso né dai cittadini milanesi né dal futuro proprietario. Tocca a Monti e a Passera decidere, insieme a Pisapia, ricordando che sono finiti i tempi in cui si credeva di potersi permettere il lusso di non limitare Linate per non scontentare gli elettori.

Ceterum censeo Linate esse delendam

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