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Malpensante Articolo 23-2012

Alitalia può comprare Windjet, ma alle condizioni imposte dall’ Antitrust non le conviene

Marco Giovanniello – 19 luglio 2012

Alitalia ha ottenuto l’ assenso dell’ Antitrust per acquisire WindJet, ma le condizione imposte a tutela della concorrenza rendono poco interessante l’ acquisto.
A fine gennaio Alitalia, che non guadagna nei voli intercontinentali e va ancora peggio in quelli europei, esposti anche alla concorrenza delle low cost, decise di aumentare la propria quota di mercato nelle rotte chiave nazionali e annunciò l’ intenzione di acquistare due vettori italiani minori, Blue Panorama e WindJet, quest’ ultimo in particolari difficoltà commerciali e finanziarie.
Con la doppia fusione avrebbe aggiunto il dominio delle principali rotte nazionali da Roma Fiumicino a quello di cui gode da tempo a Milano Linate e avrebbe potuto alzare i prezzi senza timore di perdere passeggeri a favore della concorrenza, perché a Fiumicino non ci sono slot liberi negli orari più appetibili. Che cosa vuol dire? Che la fusione avrebbe consegnato ad Alitalia ad esempio il monopolio della Roma-Catania, principale rotta italiana per numero di passeggeri e insieme la possibilità di alzare i prezzi, ma nessun concorrente sarebbe potuto entrare con nuovi voli che li avrebbero calmierati, perché a Fiumicino non c’ è alcun posto libero nelle fasce orarie più importanti.
La linea aerea di Colaninno, che ha ancora il monopolio verso Milano Linate, avrebbe ottenuto una posizione monopolistica o assolutamente dominante nei voli da Roma per Catania, Palermo, Torino e la Calabria, destinazioni per cui il treno non è un valido sostituto, soprattutto per chi viaggia per lavoro in giornata.
Il progetto nato sotto il vecchio AD Sabelli si è incrinato presto, per il mancato raggiungimento di un accordo sul prezzo da pagare per Blue Panorama, il solo acquisto di WindJet non permetterebbe in alcun modo di rendere Fiumicino una “fortezza” inespugnabile nei voli nazionali. Ora la decisione di Antitrust concede ad Alitalia di procedere alla fusione, ma rinunciando sia agli slot che acquisirebbe a Milano Linate e che attualmente vengono usati da Windjet per volare a Catania e Palermo, sia a due delle quattro coppie di slot usati per la Fiumicino – Catania, quelli più preziosi perché nelle ore in cui sono introvabili.
WindJet da parte sua è sull’ orlo del collasso, i voli sono sempre più irregolari, le cancellazioni numerose e solo il picco di domanda estivo le permette di vendere ancora biglietti ai passeggeri, che sempre più si rivolgono alla concorrenza, nel timore che per mancanza di liquidità gli aerei vengano messi a terra e i biglietti si trasformino in carta straccia. È stata creata una newco dove è confluito il personale navigante, il solo che passerebbe ad Alitalia, chi lavora a terra andrebbe in Cassa Integrazione.
Senza la fusione con Alitalia o iniezioni di denaro fresco WindJet crollerebbe in poco tempo e i suoi affezionati passeggeri passerebbero, gratis, alla concorrenza. La sua flotta è un pot-pourri di aerei in leasing malconci e non omogenei, quindi più costosi nella manutenzione. La maggior parte delle rotte potrebbe essere aperta da qualunque altra linea aerea, Alitalia compresa, dalla sera alla mattina. Peggio ancora Alitalia assorbirebbe centinaia di nuovi dipendenti nel momento in cui, secondo voci sempre più ricorrenti, si appresta a lasciare a casa o mettere in Cassa Integrazione centinaia dei suoi, una mossa contro cui qualunque sindacato europeo normalmente proclamerebbe uno sciopero ad oltranza.
Il valore di WindJet, a queste condizioni, è veramente basso e Alitalia farebbe meglio a soprassedere, tuttavia potrebbe procedere, interessata com’ è a mantenere il poco utile primato nella classifica dei passeggeri trasportati nei voli interni. Forse qualcuno ricorderà la polemica di qualche mese fa con Ryanair, che aveva erroneamente segnalato il sorpasso. Certo non essere più leader nemmeno in casa diminuirebbe, davanti ad occhi superficiali, l’ appetibilità di Alitalia che a sua volta ha bisogno di un compratore per sopravvivere nel lungo periodo, ma spendere milioni di euro per comprare un vettore che perde e che non consentirebbe sinergie sarebbe solo una mossa ad effetto.
Il piano originale di Alitalia è stato sconvolto da una AGCM che si è dimostrata sorprendentemente decisa a tutelare la concorrenza, prendendo alla lettera la scadenza dell’ esenzione triennale concessa nel 2008 ad Alitalia dal governo Berlusconi. Merita un elogio il provvedimento dell’ Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, davvero ben scritto e ben motivato, con analisi di altissimo livello. Confesso di essermene positivamente stupito.
In particolare è degna di lode la decisione di affidare l’ assegnazione degli slot che si libererebbero ad un comitato apposito, dall’ indipendenza indiscutibile, piuttosto che ad Assoclearance, ai cui vertici sono presenti sia Alitalia che qualche concorrente.
Una questione ancora più importante è quella pendente sul monopolio della Linate – Fiumicino, che senza dubbio resta la rotta regina per redditività. L’ Antitrust aveva ordinato ad Alitalia di proporre rimedi entro lo scorso martedì 17, finora nulla si è saputo e Alitalia non rilascia alcuna dichiarazione.
Si può ragionevolmente ritenere che Alitalia abbia presentato una lista di slot da cedere ad uno o più concorrenti, che AGCM l’ abbia considerata insufficiente e che sia in atto un ping-pong discreto. Spero che il numero degli slot da cedere e la loro collocazione oraria saranno decisi con gli stessi criteri che ho apprezzato leggendo il provvedimento sulla fusione WindJet e che pure nello stesso modo venga previsto un beauty contest per l’ individuazione della linea aerea o delle linee aeree a cui assegnare quelle preziose bande orarie. Delegare Assoclearance sarebbe inammissibile, perché dei suoi cinque consiglieri uno è di Alitalia e uno di Blue Panorama, che è fra gli aspiranti assegnatari.

Ceterum censeo Linate esse delendam

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